Gabriella Maleti - Mariella Bettarini
Il viaggio
Edizioni Gazebo, Firenze, 1985
Nota delle autrici
Davanti alla pieve
stanno i pochi resti del del Battistero di Sant'Appiano che, reso pencolante
da un terremoto del 1805, fu dedemolito nello stesso anno. I caratteri
stilistici dei quattro pilastri quadrilobati di tipo lombardo farebbero
risalire alla fine del XII secolo la sua costruzione: la sua origine è
sicuramente di molto anteriore e può essere fatta risalire attorno al VIII
secolo.
Daniele Negri (Chiese romaniche in Toscana, Tellini)
Presentare queste poesie non mi è facile come non mi è mai stato facile
parlare dei miei lavori.
Tenterò, tuttavia, anche perché questo "viaggio", così tenero, a volte ilare
quanto cupo e inquietante, mi rimanda a un periodo di entusiasmi e ardori
propri della mia infanzia, quando l'avventura era un esorcismo contro la
paura (quella statica), e "avventura" era allontanarmi qualche chilometro da
casa, nella campagna, con una canna in mano o un arco teso di salice,
qualche manciata di fagioli in tasca, non certo per lasciare alle spalle un
ritorno più sicuro: forse per non tornare, avendo però cura di portare meco
la nascita e la sopravvivenza.
Impossessarmi simbolicamente del già forgiato e del nascosto e
straordinariamente mistico battistero: questo il progetto.
Attraversare campagne e boschi per raggiungerlo.
A volte pareva a un passo.
Si sentiva l'odore, si diceva.
Ma del battistero nessuna traccia.
Partimmo per questo viaggio un giorno d'estate. Avevamo alle spalle il già
tanto campestre romanico rivisitato, ma questa pieve con davanti i resti del
battistero ci affascinava particolarmente, e via via assunse valenze
simboliche, toni di mistero e di introvabilità proprio perché, nell'intrico
di sentieri, varie volte perdemmo l'"orizzonte". Incontrammo altre pievi,
visitammo altri umidi e severi presbiteri. Mangiammo all'ombra di altre
rassicuranti absidi. Poco lontano obliqui coni di luce.
Quale strada, allora?
La stessa, la lunga, l'inarrivabile. Il percorso componeva gli accidenti del
percorso, i propri imprevisti, occultandoli, rarefacendoli - pareva - nel
calore dell'estate.
Nasceva allora l'altalenante salmodìa delle domande, la loro
inesplicabilità. Un uccello passava, s'imbigiva. Bastava un volo a placare o
il volo continuava la domanda? Nulla è stato più percorribile e
impercorribile del bosco. A nulla servivano la sagacia, la destrezza,
l'intuito. Il bosco mostrava la sua regalità e autorità.
Niente è più segreto e indeclinabile del bosco. Il bosco va attraversato
come fossimo bambini .
Poi la vista delle quattro colonne quadrilobate: unici resti del battistero.
Allora uno sfiorare con le mani la pietra, uno scrutare lungo e attento.
Era apparsa la fine ma sgusciante, irridente.
Il percorso si stava invertendo, un altro inizio si muoveva verso la propria
estremità.
Gabriella Maleti
* * *
Io credo che noi
siamo uniti in questo, che siamo l'uno e l'altro aperti, senza difesa - per
tentazione - a forze di distruzione, ma non come degli audaci: come bambini,
che una pusillanime ingenuità mai abbandona.
Georges Bataille
Quando ho risposto alle stillanti sollecitazioni di un nucleo di poesie di
Gabriella Maleti (e sono anni, ormai, che "obbedisco" agli inviti ispiratori
- inviti sotto forma di poesie, di fotografie - di sodali ed amici poeti,
dalla risposta in versi a La nuova gioventù di Pasolini in poi), non
ho però risposto alle domande fattesi avanti durante e dopo quel nostro
viaggio, uno dei tanti così prossimi da essere niente più che una fuga fuori
dalle mura, una corsa campestre per luoghi molto sentiti e molto amati,
natura-arte, campagna-pievi romaniche o tombe etrusche o borghi o
castelli... Domande evenienti sotto forma di versi, di archi, figure, di
viste ridenti, di loro reminiscenze e di reminiscenze delle reminiscenze
lette nelle brevi, luminose escursioni di Gabriella. Le domande a raggera, a
stella, irresolubili; risposte senza risposta per quel loro sfuggente e
insieme preciso andare. Domande come cartelli indicatori, come frecce di
percorso, come "più in là". Le domande nei luoghi. Nel molto breve viaggio.
Le domande/ansia, le domande/pace nei versi di Gabriella. Le domande (altre)
dentro di me.
Così - chiarimento senza chiarezza, tentativo di spiegazione senza logica -
sono nate le mie "repliche" (nel duplice senso di risposte e di versioni, di
"copie"). Che sono, appunto, mie. Ossia che affiancano (nelle pagine destre
di questo libro) una mia visione del mondo, un mio Bestiario, un mio Libro
d'ore, un mio (chi sa) desolato ottimismo alla visione del mondo, al
Bestiario, al Libro d'ore, al realismo amarissimo di Gabriella.
Un'ultima nota all'attenzione di chi legge: questo libretto "a quattro mani"
è un'opera rara. Raramente, difatti, avviene d'imbattersi - nell'avaro,
competitivo panorama culturale e poetico odierno - nel coraggio e nella
volontà di un reale, diretto incontro/confronto tra due poeti, tanto più se
coetanei e contigui.
Noi l'abbiamo sperimentato, tentato. Lo suggeriamo ad altri, ad altre. La
individua poesia non ne verrà affatto dimidiata, diminuita. Al contrario,
crediamo che la sua assoluta regalità ne acquisti: in grazia, in candidezza,
in amore, in disarmata forza, in servizio.
Mariella Bettarini
1
era certamente chi tornava
o chi non era andato
vedemmo qualcosa
si ebbe fretta addosso
nell'auto
non toglievi lo sguardo tu
movimenti
fibrillazioni dell'occhio
precipizi
foglie quasi
nel passaggio dell'iride
occhio malato
- devo vedere quello che resta -
dicesti.
si correva per resti di un battistero
punte schegge
gran brutta paura
quella di non vedere
e non si arrivava
e si torna
scade la pista
l'ombra del viaggio
6
la terribile volontà di proseguire.
apparivano ogni tanto
l'inizio o la fine
più che altro si disse
si tende a concludere
e circondammo il posto
di un giro lunghissimo
rivedendo a tratti
ciò che era scomparso
forse mangiato da noi
e non più vivo
12
si avvertì chiaramente
che qualcosa mutava
spiare passi
rotolìo di gessi
il cuculo a far domande
valle e orecchi statici
noi a cercar risposte
ma un male improvviso
e urlare e spezzare rami
correre
con i segni nelle mani
14
come pensi si possa
arrivare
contare gli anelli dei morti
quando è come tagliare
inghiottire la parte
e pensavo fotografo
faccio il giro a ridosso
18
precisamente di lato
il muro di cinta
remammo vagando
un lieve odore passato
e poi più forte
costrinse a un punto
dove l'erba tradiva il passaggio
e qualcosa ancora vivo
muoveva friniva di là
l'abito tutto un ammasso
28
son trenta le ali da volare
trecento i passi da fare
disse
e tra ulivi e frumento
bambini che giocano a spada
la chiesa a monofore
il lungo fianco circonda
e davanti il battistero
quattro colonne
non più intero
parti di pietra
tonfi
fondi nel ventre
come tocchi a scalpello
appello
31
il passo torna eguale
ma lassù vedi
vorrei già essere
a tergere la fronte
e tu rallenti
e ti fai tirare
e il battistero non vedo
mi pare in fondo al mare
32
mamma mamma corri.
è laggiù il battistero.
si tirava dietro l'odore quell'animale.
mia cara quattro colonne
precedi tiri mi bagni
paiono perse le tracce di
ogni fermata
a distendere matita e faccia.
mamma mamma quattro colonne.
ma il mare non vedo.
perfettamente asciutta ridi
- non è nel mare
la fine
l'onda nel petto
guarda vola l'abito il sasso il becco.
la colonna scoperta mordicchia
ha perso il segreto
tende la faccia
fronteggia
minaccia
gabriellamaleti.it
- il sito ufficiale Gabriella Maleti